Ho sempre le cuffie nelle orecchie. Le tolgo solo di notte. Insieme agli occhiali. Le tengo a scuola mentre gli altri intorno parlano. Basta dire al prof che tanto l’ipod è spento e di problemi non se ne fanno. Qualcuno ci prova ma basta far finta di ascoltarli una volta e la volta dopo non si ricordano più cos’hanno detto il giorno prima.
Cosa ascolto?!?
Di tutto.
Tutti i generi musicali. Anche se il genere che fa veramente brutto per me è l’hip hop. Quello che ascolto lo scarico e lo metto sull’ipod. Ovviamente non ci stanno tutte le canzoni che scarico, ma non è un problema. Appena torno a casa mi metto sul pc e preparo le canzoni per il pomeriggio. Poi prima di uscire la sera faccio lo stesso.
Ai miei amici. Quelli con cui esco tutti i giorni. Non interessa se mentre parlano io ascolto la musica. Loro fanno lo stesso e io non me la meno.
“Fa brutto girare con ste cuffie”. Fa Andrea.
E io gli faccio. “Le bose spaccano. Mio padre quando mi fa i regali non sbaglia mai.”
Stiamo camminando verso la stazione. Dietro di me Villo sta facendo su. Non è un problema farlo mentre cammina. Ormai la sua tecnica è degna degli operai della Philip Morris. Io non fumo. Non mi fa niente e quindi non spendo soldi inutilmente. Ma i miei amici lo fanno spesso. Io non me la meno. Anzi mi diverto quando loro sono sballati.
“Smettila di uscire con quelli” Mi fa spesso la Bea quando siamo solo io e lei.
“Io faccio quel cazzo che voglio. E loro sono i miei amici.” E lei mi fa: “Si ma a me non piacciono. Qualcosa dovrà contare per te il mio parere, no!??” Non la ascolto praticamente mai su questo argomento e gli faccio: “Se devo scegliere tra te e loro scelgo loro. Quindi se vuoi è così…” La sua faccia è scazzata. Sa che non scherzo. Sono dolce quando voglio, ma quando mi fa girare i coglioni non ho voglia di discutere. Il mio punto di vista è quello e rimane quello. Lei è una comunista e vorrebbe discutere sempre, parlare con tutti, aiutare tutti. Io sono un fascio. A me piacciono quelli che decidono e soprattutto io voglio decidere e non mi va che qualcuno mi dica cosa devo fare.
Discuto da quando ho 12 anni. E ora che ne ho quasi 17 mi sono rotto le palle di farlo. Tanto poi anche se parli ognuno fa quello che vuole e continua a pensarla come prima. Parlare è inutile tanto quanto scrivere un tema. Alla fine per prendere un bel voto è importante solo dire quello che il prof si aspetta di leggere. Non importa la mia idea, basta non irritarli e la tua vita a scuola si semplifica.
“Ieri la Caccia mi ha dato un’altra nota” Fa Andrea a Villo ” Non mi ricordo perchè. L’erba all’intervallo mi sballa troppo. Meglio la solita cannetta di fumo. Ieri non capivo nulla e chissà che cazzo gli ho detto”
“Si ma cosa ti ha scritto sulla nota” Fa Villo con aria distratta. Non si aspetta una risposta e infatti quella non arriva. Sta ormai finendo gli ultimi tiri. Il treno sta per arrivare. Io sto ascoltando la playlist di musica hip hop che mi sono fatto ieri.
Mi piace ascoltare le rime in italiano e spesso mi ritrovo a rispondere a prof o agli amici citando i miei rapper preferiti. Le giornate hip hop sono spesso quelle da incazzato. Magari quelle di quei periodi in cui non sopporto la Bea. Quando mi fa: “Io per te non conto nulla. Sono importanti solo i tuoi amici.”
Ma a me non me ne frega un cazzo. Lei non durerà tutta la vita. Io lo so… ma lei non lo sa e continua a pensare che io debba passare tutte le giornate a pensare a lei. Mi sembra una delle medie. Ma poi questi periodi passano e comunque è pur sempre la Bea e quando stiamo bene insieme, stiamo proprio bene.
Oggi il rientro a casa è passato veloce. Night Skinny, Palla&Lana, Sangue Misto, Pooglia Tribe, Babaman, Siamesi brothers. In generale questa musica mi fa passare il tempo veloce. Stare dietro alle rime allena il cervello. Ogni tanto le scrivo anche io. Veloce. Sul computer. Senza occhiali fino a quando la vista non mi va insieme e il cervello non è in affanno. Senza punti, virgole, sintassi e attenzioni che devo mettere quando scrivo un tema.
Ieri ho detto alla prof di Filosofia, che parlava di paradossi, che la scuola è un paradosso. Mi fa: “Mi sembra una scusa la tua. Un modo per non impegnarti” Fottiti troia che ti scopi il vicepreside anche se è sposato… ho pensato. Poi gli faccio “Prof… lei non può pensare che noi siamo stupidi, impariamo a prendere dei bei voti solo se ripetiamo quello che lei già sa, e questo è un paradosso. Tutti che ti dicono che devi essere creativo e poi se dici qualcosa che non è in linea con il prof di Italiano prendi 4. Le sembra normale!??”
Lei però è brava. E pure bella. E la discussione non è di quelle finte che fanno gli adulti, che poi quando non sanno cosa risponderti ti dicono che la continueranno la prossima volta, ma poi non ne parlano più.
Mi fa: “Hai ragione. Ma la scuola la puoi cambiare solo tu. Se passi il tempo con la musica nelle orecchie cosa cambi?!?”
1 a 0. Non ho risposto. Ha vinto lei. Il mio silenzio la atterrisce. Io se non ho risposte non parlo più. L’ho imparato con mio padre. Il mio vero idolo nelle discussioni. Quando l’altro ha ragione il silenzio è la sola scelta possibile. Me lo ha ripetuto per anni, mentre mi faceva stare in silenzio tutte le volte che discutevamo. Poi un anno fa è stato zitto lui. Si parlava di amore. Non ha avuto risposte e nemmeno domande. Ho vinto io. Me ne sono andato felice in camera. E ho dormito proprio bene. Bene e profondo quasi come il pomeriggio sul divano, quando torno a casa da scuola e dopo aver mangiato, il divano diventa il mio regno. Mi sembra quasi di svenire e per un’ora non esisto. La televisione accesa e io sul divano. Poi mi sveglio intorno alle 4. Accendo il cellulare e vado in giro. Mia mamma e mio padre tornano la sera verso le 7 quindi io ho tre ore libere. Non faccio nulla. Sto con gli altri. L’unico motivo di felicità. Altro!??
La Bea ogni tanto. Se non c’è lei qualche altra ragazza con cui passare il tempo si trova. Ma solo se gli altri non mi propongono nulla di interessante. Per il resto è noia.
Come oggi. Oggi si sta al parco. Deve arrivare uno di Lonate. Dicono mi voglia menare. Non ho capito perchè. Può essere che qualcuno gli abbia detto che io ho fatto brutto con la sua tipa. Che poi questo non mi hanno detto che è uno che fa brutto, ma Into mi fa che la sua via è una brutta via. Io non mi preoccupo. Se viene da me io ci sto. In una rissa non puoi avere paura. Nemmeno degli amici mafiosi. Io non faccio brutto e i miei amici neppure. Ma in molti dicono in giro che sono pazzo e quindi questo mi tiene alla larga i rompipalle.
Andrea mi fa: “Se arriva con gli scagnozzi ci tocca prendere le cinghie. Io se serve ho la lama nella sella”
Io non ho voglia di sentire le cazzate di Andrea e gli faccio: “Non dire cazzate. Se arrivano in tanti le prendiamo e stiamo zitti. Che cazzo di lame tiri fuori. La Ele mi ha detto che hanno amici equadoriani. Che magari ti lamano per una stronzata.”
Villo è più fatto del solito e insieme ad Omar sono sdraiati sulla panchina a scambiarsi le figurine rubate ai bambini alle giostre. Michael si sta facendo la tipa e il deserto intorno mi rende triste. Magari mi infilassero una cazzo di lama in pancia. Così potrei raccontare qualcosa. E non le solite stronzate che facciamo qui. Birra. Due tiri al pallone. Si parla di calcio. Tipe. Musica. Il sabato sera. E l’idea che arrivi della gente da fuori per menarmi non mi eccita nemmeno un po’.
E alla fine come al solito nessuno è venuto. Un paio di macchine si sono fermate. Tutti noi in piedi con facce che fanno brutto. Poi escono amici di amici. Uno voleva il fumo da Fede. Uno ci voleva vendere una marmitta. Uno ce l’aveva con Tia che gli ha fatto l’ipod a scuola e il padre di questo voleva denunciarci. E’ partita una raffica di insulti e se ne sono andati subito. Alle sette siamo solo io e Andrea. Di solito quando c’è l’odore delle botte lui non se andrebbe mai. Ma poi io mi sono rotto e gli faccio: “Domani tanto mi viene a cercare a scuola”.
E lui mi fa: “Si ma tanto a scuola siamo di più noi”
Mi alzo. Me ne vado. Alzo il volume e adesso sono in funzione shuffle. Partono gli ACDC. You shock me all night long. Il più bell’intro rock della storia. Dice mio padre. Una bella canzone, faccio io.
La strada per arrivare a casa è veloce. Non ho scooter. Mia mamma non vuole perchè un suo amico è morto in moto e non vuole vedermi in ospedale. A me cambia un cazzo, gli faccio io. Tanto mi portano in giro in macchina quelli più grandi. E soprattutto per farmi i miei viaggi non ho bisogno di ruote.
A casa passo le ore su facebook sperando che qualcuno mi scriva qualcosa in chat. Ma nessuno mi caga. Mangio. Guardo un film di Woody Allen. A metà mi si blocca il computer. L’ipod per stasera resta sulla musica hiphop. Voglio sentire Esa e Tormento dal vivo e i soldi per il concerto di sabato me li può dare solo mio padre. Ci provero domani. Oggi sono stanco. Mia mamma è fuori per lavoro. Lui è davanti al computer. “La televisione resta spenta e non la guardo più, ho scaricato mille porno altro che pay tv”. Gran rima da Night Skinny. Il mio porno gionaliero lo vedrò più tardi. In questo periodo sono in fissa con Milly D’abbraccio. Che tette. Ora esco, senò mi tocca farmi una sega.
Due cazzate al parco e alle 11 sono a casa. Ora posso cominciare a studiare. Domani compito di inglese. Sms alla bea di buonanotte. Alle due sono ancora sveglio e facebook è ancora acceso. E nessuno mi scrive. E io non scrivo a nessuno. Vedo tanta gente in chat, vorrei dire qualcosa ma non mi viene in mente niente di interessante. Sto li. Zitto, come se fossi al parco e tutti intorno parlassero di calcio. Se lo fai al parco o in classe nessuno ti rompe le palle. Se stai attaccato a facebook o in chat tutta la sera senza dire e fare nulla, sei uno di quei pazzi che non esce di casa e vive solo su internet. Che ha la tipa conosciuta in chat e però non esce mai.
Ore 2.09.
Ho appena finito di vedere il pezzo di Milly. Sono ancora un po’ agitato da quello che una volta il mio psicologo ha definito: “un atto d’amore con me stesso”.
Ci vado da quello perchè paga mia mamma e pensa che se ci vai sei un uomo migliore. Mio padre lo fa da 15 anni. E lei è contenta. Sono felici insieme. Tra poco a letto. Prima però devo finire la mia compilation per domani. Ho preso in prestito alcune canzoni di mio padre di quando era giovane. Tanta Drum&bass e un po’ di elettronica. Io e lui ci scambiamo la musica e il suo hard disk esterno è diventato il mio. Parliamo di musica. Di tutto. Non ci sono problemi perchè io non do problemi. A scuola sono sopra la sufficienza. Le cazzate che faccio con gli amici sono le stesse che faceva lui. Spesso mi fa: “Ai miei tempi…” e la storia me la racconta per ore. Senza problemi. E’ mia mamma che li crea… i problemi. Ma poi ne parliamo e a lei basta parlare. Non importa se gli faccio brutto e gli grido in faccia. Lei pensa che parlare risolve tutto. Io faccio quello che vuole lei e non mi preoccupo se ogni tanto devo dirle le mie emozioni (e non ne ho mai voglia). Ogni tanto invento e tanto so bene cosa vuole sentirsi dire.
Mi addormento pensando al prossimo concerto di Esa e Tormento. Mio padre li conosce. Lui lavora nella musica ma non mi ha mai presentato nessuno, ne fatto studiare musica. Quel mondo non gli piace. Eppure ci vive e io lo ammiro perchè fa bene il suo lavoro. Segue molti gruppi e li fa diventare famosi. Sta dietro le quinte e non è famoso. Quindi vuol dire che il lavoro gli piace. Se sei famoso fai quello che devi per restare famoso. Se non lo sei… fai quello che ti piace.
Mi addormento pensando a questa cosa… voglio fare quello che mi piace.
La mattina dopo sono a scuola come al solito in ritardo. MI si era bloccato l’ipod e non ho potuto caricare le ultime canzoni che stamattina in doccia mi son venute in mente. Poi ieri notte ho scaricato l’ultimo EP di Esa, Spontaneo, che ha regalato dal suo blog. Dopo che me lo sono ascoltato mi è partito il pensiero sull’essere spontaneo e fare quello che mi piace. E stamattina dovevo metterlo sull’ipod. Quindi arrivo con mezzora di ritardo senza passare dal preside, ma la prof di filosofia non fa storie. Io le faccio “Scusi prof, mio padre aveva un impegno importante e ora che si è fatto bello si è fatto tardi” Faceva le scuole con lui e mi sa che hanno avuto una storia o roba simile, perchè quando parlo di lui la prof sorride sempre.
All’intervallo vedo la Bea. Con lei Elena. Mi fa che il tipo verrà stamattina fuori da scuola. Lo sa per certo. Io sono in un momento di scazzo e quindi non mi interessa. Non ho fatto nulla ma se ce da fare rissa non mi tiro indietro. Al secondo intervallo il discorso è sempre lo stesso. Tanto che quasi quasi vorrei proprio non venisse. Così ogni giorno c’è qualcosa di eccitante di cui parlare.
Prendo il mio classico 8 nel tema. Ho scritto quello che voleva lui. Non ci credevo molto, ma non importa. Avessi scritto quello che pensavo mi mandava ancora dallo psicologo. Il tema era sulla droga e io ho scritto quello che tutti vogliono sentirsi dire. Ma nessuno sa chi sono e quali sono i miei hobby… nessuno sa dei miei viaggi. Sto aspettando da mesi alcuni funghetti da Amsterdam. Li ho presi da internet. Poi mi metterò a casa un sabato sera che i miei andranno a farsi il loro fine settimana in Liguria. Da solo con la Elena. Senza alcolici ne fumo. Solo allucinogeni. Come Hoffman. Lei è l’unica che può farlo con me. Ci conosciamo da sempre e non posso pensare i miei viaggi senza di lei. La Bea non potrebbe capire. Gli altri si metterebbero a far su, bere, fumare, vomitare, far cazzate. Io voglio vivermi le allucinazioni in santa pace senza rischiare nulla. Con tanti incensi e succhi di frutta originali. Cioè spremuti da noi. Qualche torta e un paio di panini già pronti prima di iniziare. Ora che prepariamo la serata io e Elena ci mettiamo tutto il pomeriggio: spremi i frutti, le torte, i panini, prepara la musica, metti incensi e candele, prepara i quaderni per scrivere quello che ci passa per la testa e per fermare da qualche parte questo bel viaggio. Poi si parte. Inspiegabile.
Mentre la prof di inglese parla io penso a questo prossimo gioioso momento e ascolto Esa continuamente. Continuo a mandare avanti e indietro le sue canzoni. Vorrei conoscerlo. Mi piace come pensa e come si propone. Non è mai cattivo e dice sempre cose che ti fanno pensare. Poi ha trovato un modo di rimare che nessuno ha. Mi sembra Q-tip ai tempi d’oro. Anzi forse meglio. Anche se io quei tempi non li conosco direttamente. Ma ho letto i libri e tutti i giornali di mio padre. Dal numero 1 di Aelle ancora in bianco e nero fino a tutti i libri sulla musica in america e in europa. In italiano e in inglese… tanto l’inglese lo parlo da quando a 4 anni mio padre mi traduceva le canzoni e me le faceva cantare a memoria davanti ai suoi amici a cena.
Esco da scuola un po’ intesito per il tipo che dovrebbe arrivare. Ma fuori è tutto normale. Un gruppetto di ragazzi sconosciuti mi indica. Andrea si mette davanti a me e mi sento protetto veramente. Poi lo sposto e gli dico che quegli sfigati non potrebbero mai farci nulla. E di fatto non succede ancora un cazzo. Alla fermata del pulman in tanti vengono e mi fanno che sto Salvo mi sta cercando e se mi trova mi fa il culo. Molti lo conoscono e molti sanno per certo che vuole farmi veramente male. Li ascolto, ma ormai il bello di questa storia è l’attesa che si sta creando. In fondo è da quando avevo 13 anni che aspetto. Prima aspettavo di avere il motorino. Mai arrivato! Poi ho aspettato la prima volta. Arrivata, ma che delusione. E poi la discoteca. Che tristezza. Tante attese che fanno brutto, ma poi quando arrivano non sono mai come pensavo.
Villo sul pulman mi fa che oggi va al CAG. Non capisco perchè ci continua ad andare. Li ci sono sti ragazzi che gli dicono di non far cazzate, di non fumare e di studiare. E lui pensa che gli rompono solo il cazzo. Ma continua ad andarci. Io gli faccio spesso: “Ma se ti rompono il cazzo non ci andare. Mica ti vengono a prendere al parco”. Lui non risponde. Villo non risponde quasi mai. Ma si capisce cosa pensa, perchè quando non è sballato si fa capire. A Villo nessuno dice cosa deve fare. Quelli del CAG almeno ci provano e secondo me a lui fa piacere. Poi fa quel cazzo che vuole ma almeno con loro discute, parla, si incazza. Una volta, dopo una litigata con la sua tipa mi ha chiamato, ci siamo trovati al parco e dopo un lungo silenzio mi fa: “Lo sai com’è mia mamma. Basta non gridare in casa ed è contenta. io che vorrei spaccare tutto… invece mi ammazzo di canne così quando torno a casa dormo sul letto e lei pensa che va tutto bene”. Non c’entrava un cazzo con la litigata che aveva appena avuto, ma credo volesse dirmelo da tempo. Io sono stato zitto e poi mi ha raccontato della sua tipa. Che è una troia ma a lui piace, quindi non ci posso fare nulla.
Comunque al Cag io non ci vado quasi mai, ma forse ha ragione lui. Tutti hanno bisogno di qualcuno che dice cosa devi fare. Fosse anche per fare l’esatto contrario, ma serve a tutti. Io ho mia mamma. Lui gli educatori del Cag.
Oggi mi fa che c’è il corso per imparare a fare il dj o robe simili. Gli hanno detto che ci sarà una sorpresa. Mi dice che secondo lui viene uno di Palla e Lana o al massimo Dj Ronin, perchè uno di quelli del CAG è uno che rappa e li conosce personalmente. Io ci spero. Alla fine vedere di persona uno che praticamente mi rappa nelle orecchie tutti i giorni mi sembra una gran bella cosa. Non ho niente da fare e quindi ci vado.
Io arrivo con lui alle 17. Prima mi sono visto un gran bel film di Milly. Sono un po’ stanco e assonnato. Non è la prima volta che ci vado. Entro e saluto altri ragazzi che conosco di vista. L’educatrice mi saluta. “Ciao Tiziano”. Io non mi ricordo il suo nome ma la saluto e la bacio. Lei addirittura si ricorda della Bea e di altre cazzate. Come cazzo fa?!? Avrà un quaderno dove si scrive le cose, magari come il mio psicologo che si prende sempre appunti di quello che gli dico. Lo fa alla fine della seduta, ma io lo vedo che legge mentre gli parlo. E so che legge quello che gli ho detto la volta prima. Ma non mi da fastidio, anzi. Almeno perde del tempo per me.
Poi entro nella stanza del dj e ci vedo Esa.
Cazzo.
La sorpresa che mi diceva Villo.
Porca vacca.
Sapevo che stavano organizzando un concorso musicale in collaborazione con gente famosa, ma non pensavo di vedermi li Esa. Come nei film o nei telefilm Pensi una cosa e il giorno dopo arriva. Mi imbarazzo un casino e gli faccio: “Ciao, tu sei il mio idolo”. Che detto così sembra una cazzata. Potrei sprofondare. Ma è la prima cosa che mi è passata per la testa e ormai è uscita. Lui è molto gentile. MI chiede se sono un dj. Io gli faccio: “No, io ascolto solo tanta musica. Ho sentito tutti i tuoi pezzi e penso di non essermene perso nemmeno uno da come una bomba”. E’ la verità. Lui sorride e fa: “Ma quando è uscita quella canzone tu non esistevi ancora”. Io lo guardo stranito e gli faccio: “Mio padre però mi ha passato tutti i tuoi pezzi. E poi con internet si recupera tutto”.
Arrivano altri ragazzi e non posso continuare il discorso. Villo tenta di farmi fare una foto con lui, ma ormai Esa è preso con la lezione. Io vorrei dirgli delle cose ma non ci riesco. C’è troppa gente. Esco dalla stanza e mi metto fuori nel cortile con l’ipod. Ascolto il suo EP Spontaneo. Volevo incontrarlo e speravo di potergli parlare e invece non riesco a dire che cazzate.
Esce uno degli educatori. Probabile che sia quello che rappa. E’ vestito come un impiegato di banca. Quindi è probabile sia lui. Se uno rappa e lo fa sul serio non ha bisogno di vestirsi come un pagliaccio. Le rime si fanno anche in pigiama, mi fa spesso mio padre.
“Mi ha detto Davide che Esa è il tuo mito e volevi dirgli tante cose. Se rimani alla fine dobbiamo fargli un’intervista”. Chi cazzo è Davide, penso io. Ah, Villo.
Minchia che strano sentirlo chiamare con il suo nome.
In quei secondi di silenzio lui non si imbarazza. Mi piace. Perchè se io sto zitto e lui comincia a parlare e a farmi domande a me viene ancora di più da stare zitto. Poi si chiedono perchè noi ragazzi rispondiamo a monosillabi. Cazzo non ci danno il tempo di pensare a cosa dire che già arriva l’altra domanda. E poi… ma perchè le domande non le posso fare io.
Gli faccio: “Tu lo conosci personalmente!??”
“Si. Non siamo amici ma essendo della scena anch’io, abbiano argomenti di cui discutere e spesso ci troviamo a qualche concerto.”
“Perchè è venuto qui?!?”
“Non lo so… chiedilo a lui”
Ottima idea, penso io. “Non lo so… non credo di aver voglia di parlagli”. Gli faccio.
“Se vuoi il corso dura un’ora, poi gli facciamo l’intervista. Ti fai un giro e poi torni”. Mentre lo dice sta rientrando. Io non rispondo. Vorrei parlare solo io con lui. Ma so che potrei dire stronzate. Voglio potergli chiedere come si fa ad arrivare… come si superano i casini… come si fa ad essere veri e spontanei… se scrive meglio da sano o da sballato… come ci paga l’affitto con sta storia della musica… se ne vale la pena… il suo disco funk preferito…se non gli gira il cazzo che uno senza idee diventa subito famoso… se essere famoso è quello che vuole o se invece vuole veramente solo divertirsi… se il suo sogno era questo o se invece voleva fare altro… se fare della passione un lavoro è veramente la cosa giusta oppure come dice mio padre, toglie tutte le vere passioni e le emozioni che solo gli hobby ti sanno dare.
Però so che non potrebbe mai dirmi la verità. Ci sono troppi ragazzini. E poi io non sono nessuno per lui e la verità si dice a chi vale qualcosa. Voglio prima diventare al suo livello ed avere il suo rispetto, poi quel giorno gli farò tutte queste domande. Ora non mi va. Non entro nemmeno e me ne vado. Alzo la musica e comincio a pensare. Più mi allontano più penso che ce la farò un giorno a conoscerlo. Mi sento un po’ scemo, perchè la prima volta che ho visto una persona che volevo conoscere veramente non ho avuto nulla di intelligente da dire. Quasi quasi torno indietro. Mi fermo, mi appoggio al muro. Mi guardo intorno e sono combattuto. All’improvviso un motorino accellera in fondo alla via. Sono in due e rischiano di tirare sotto un ragazzo che sta attraversando la strada. Arriva velocissimo a qualche metro da me. Scende da dietro un tipo molto grosso. Mi sferra un pugno senza che io possa capire nulla. Cado a terra. Il tipo mi tira su e mi fa che alla sua tipa io non gli devo più rivolgere la parola, senò mi uccide. Io respiro a fatica. Vorrei chiedergli chi cazzo è la sua tipa ma non riesco. Il suo amico mi ha immobilizzato anche se non potrei fare nulla. Mi tira un altro pugno in pancia che mi toglie il fiato. Un calcio in faccia mi stordisce completamente. Rimango a terra qualche minuto mentre lui e il suo amico mi fanno ipod e portafoglio. Scappano senza nemmeno troppa fretta. Lo scooter non ha nemmeno la targa. Mi rialzo e intorno vedo gente che mi guarda senza nemmeno preoccuparsi di venire ad aiutarmi. Mi hanno lasciato il cellulare. Chiamo Andrea e con un filo di voce gli faccio di venire a prendermi. “Ora c’è da fare brutto con quelli di Lonate”. Lui mi fa “Stai calmo quello è un figlio di uno della mala. La sua tipa è quella che ti ha fatto un pompino nel bagno del Life e che poi hai insultato all’uscita”. Cazzo ecco chi era. Andrea continua “E’ passato al parco e hanno spaccato la macchina di Michael per sapere dov’eri”
“Ma erano in due” faccio io un po’ incazzato. “Si ma uno aveva il ferro, ci siamo cagati sotto”.
“Fanculo… mi hanno fatto l’ipod e il portafoglio”
“E’ già tanto che non ti hanno fatto un buco in pancia. Era impizzato mica male il tipo. Se reagivi ti ammazzava. Michael è incazzato nero con te”
“Digli che ripago la macchina. Ci vediamo stasera”
La rabbia è passata. Ora sono solo triste. Vorrei sprofondare. Vedo arrivare Villo di corsa. Mi prende e mi da una mano ad alzarmi.
“Vieni, stai perdendo sangue”
“Dove cazzo vengo. Che figure di merda mi fai fare!??”
“Vai tra che al Cag non ti rompe il cazzo nessuno e poi almeno hai una scusa per conoscere meglio Esa. Stronzo, io ti faccio una sorpresa e tu scappi come un bambino impaurito”
Rido… sono proprio uno stronzo. Mi faccio accompagnare al Cag e probabilmente mi toccherà spiegare cosa è successo. Mi sento una merda. Mi torna in mente che volevo conoscere Esa come persona rispettabile, invece gli parlerò con il labbro rotto e un naso sanguinante, picchiato in mezzo alla strada perchè ho fatto brutto con una ragazza all’uscita di una discoteca di merda. Che poi era anche carina la tipa e non mi ricordo perchè l’ho insultata. Forse per fare brutto con i miei amici. Che poi quello che ha fatto brutto davvero è stato l’armadio che mi ha menato prima. La cosa che mi fa girare il cazzo è che mi ha rubato l’ipod e stasera dovrò uscire con quello di mia madre. Le sue cuffie sono scomode e chissà se mio padre mi presta le sue bose. Almeno però quel figlio di troia che mi ha fatto brutto, ascolterà della bella musica… magari un giorno mi ringrazierà!!!